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Redazione
Leggi i suoi articoliIl 9 maggio del 2019, nel pieno fermento della Biennale d'Arte, un bambino apparve all’improvviso sulla facciata screpolata di Palazzo San Pantalon. Indossava un giubbotto di salvataggio e brandiva una torcia di segnalazione da cui scaturiva un denso fumo rosa. Con i piedi immersi nelle acque del canale, sembrava lanciare un grido muto rivolto ai passanti. L’opera, intitolata «The Migrant Child», portava la firma invisibile ma inconfondibile di Banksy, tanto da diventare in breve tempo uno dei simboli della Venezia contemporanea e una delle sole due opere dell’artista inglese in Italia. Tuttavia, la stessa laguna che le aveva dato rifugio ha rischiato di cancellarla per sempre. L'acqua, l’umidità, la salsedine e le intemperie ne hanno corroso per anni l'intonaco, minacciando di sbiadire definitivamente il messaggio politico e sociale del graffito. Oltre al lavoro artistico stesso.
Oggi, a distanza di sette anni da quella notte, il processo di deterioramento è stato definitivamente arrestato. Ieri, giovedì 7 maggio, all’Arsenale di Venezia, Banca Ifis ha presentato l’esito di un complesso intervento di restauro che ha permesso di mettere in sicurezza l’opera. Il salvataggio, iniziato nel 2023 in risposta a un appello lanciato dal Ministero della Cultura e dalle istituzioni locali, ha richiesto la rimozione fisica del dipinto dalla parete originale per sottoporlo a cure specialistiche in un ambiente protetto. Alla cerimonia di svelamento, svoltasi durante la 61. Esposizione Internazionale d’Arte, hanno partecipato il presidente dell’istituto di credito Ernesto Fürstenberg Fassio, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, Vittorio Sgarbi (sottosegretario alla cultura quando il «progetto di salvataggio» iniziò) e il premio Nobel per la pace Kailash Satyarthi, a sottolineare il valore civile di un lavoro artistico che tratta di migrazioni e diritti dell’infanzia.
Per il definitivo ritorno a casa di «The Migrant Child» c'è però ancora da aspettare. Ma non è necessariamente un male. Prima di ritrovare la sua collocazione definitiva a Palazzo San Pantalon, l’opera attraverserà infatti la città in un modo insolito e suggestivo. Nelle giornate di venerdì 8 e sabato 9 maggio, il bambino di Banksy viaggerà a bordo di un’imbarcazione lungo i principali canali veneziani, dal Canal Grande alla Giudecca, passando per il Bacino di San Marco fino ai Giardini della Biennale. Una sorta di processione laica che consentirà ai cittadini e ai visitatori di ammirare l'opera e il restauro, restituendo temporaneamente l’arte alla dimensione pubblica per cui è nata. È un momento di transizione necessario, mentre i lavori proseguono sull'altro fronte della vicenda, quello architettonico.
Il destino del murale resta infatti legato a doppio filo a quello di Palazzo San Pantalon. L’edificio, acquistato dalla banca nel 2024, è attualmente oggetto di un profondo piano di riqualificazione che dovrebbe concludersi nel corso del 2027. Solo allora, quando la facciata sarà stata risanata e resa capace di ospitare nuovamente il dipinto senza esporlo ai rischi del passato, «The Migrant Child» verrà ricollocato nella sua posizione originaria. Per ora, Venezia si riprende il suo piccolo naufrago, salvato non solo dall'oblio, ma dalla forza erosiva del tempo e del mare.
Banksy, The Migrant Child © Massimo Listri
Venezia, Palazzo San Pantalon
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