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Daria Berro
Leggi i suoi articoliDal 4 marzo i visitatori del Rijksmuseum di Amsterdam avranno una nuova opera di Rembrandt da aggiungere alla lista dei dipinti da non mancare. Dopo essere stata espunta dal corpus dell’artista ed essere scomparsa per oltre sei decenni dalla circolazione «La visione di Zaccaria nel tempio» (1633) torna, «riabilitata» e in prestito a lungo termine da un collezionista, nel museo dov’era stata esposta nella remota «Rembrandt Tentoonstelling» del 1898. La «retrocessione» risale al 1960; l’anno successivo il dipinto era stato venduto dal mercante di Amsterdam P. de Boer a un privato e da allora se ne erano perse le tracce. Di tema biblico, l’opera mostra il momento in cui il sommo sacerdote Zaccaria riceve la visita dell'arcangelo Gabriele nel tempio. L’angelo annuncia a Zaccaria che, nonostante la sua età avanzata e quella di sua moglie, avranno un figlio: Giovanni Battista. Nel dipinto Gabriele non viene mostrato, ma solo evocato; ad annunciarne l'arrivo è la luce che splende dall'angolo in alto a destra. Sul volto di Zaccaria l’espressione di sorpresa riflette la sua incredulità.
Poco tempo fa gli attuali proprietari, eredi dell'acquirente del 1961, hanno contattato il Rijksmuseum, circostanza che ha consentito di esaminare il dipinto per la prima volta in 65 anni. In un articolo pubblicato nel numero di marzo di «The Burlington Magazine», Jonathan Bikker, curatore del Rijksmuseum per l’arte del XVII secolo, e Petria Noble, ricercatrice di pittura, che hanno studiato l’opera, sostengono che «La visione di Zaccaria» fosse stata «espunta erroneamente dal corpus di Rembrandt sulla base di una valutazione effettuata utilizzando riproduzioni fotografiche anziché un esame diretto». Gli specialisti del museo hanno studiato «La visione di Zaccaria nel tempio» per due anni, servendosi delle stesse tecniche avanzate utilizzate di recente nell’«Operazione Ronda di notte». L’analisi dei materiali, i pigmenti, il supporto, la firma, le affinità stilistiche e tematiche con altri dipinti dello stesso periodo, le modifiche apportate e la qualità complessiva dell’opera puntavano tutte nella stessa direzione: l’autore è un ventisettenne Rembrandt van Rijn, da poco trasferitosi da Leida ad Amsterdam.
Pigmenti, tecnica pittorica e stratificazione dei colori utilizzati per «La visione di Zaccaria nel tempio» si ritrovano infatti in altre opere giovanili dei Rembrandt. Dal punto di vista tematico, l'opera si inserisce perfettamente nella produzione di quegli anni, insieme a «Daniele e Ciro davanti all'idolo Bel» (1633, J. Paul Getty Museum, Los Angeles), «Il canto di lode di Simeone» (1631, Mauritshuis, L'Aia) e «Geremia che piange la distruzione di Gerusalemme» (1630, Rijksmuseum, Amsterdam). Le scansioni Macro-XRF e l'ispezione visiva hanno inoltre rivelato cambiamenti compositivi che corroborano l’autenticità dell’opera. La ricerca sulla firma ne ha dimostrato l’originalità e l’analisi dendrocronologica della tavola di quercia conferma che la data del 1633 riportata sul dipinto è corretta.
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