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Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliAlla Gnamc-Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, l’opera «Continuo infinito presente» (1985-2003) entra stabilmente in collezione: la donazione di Remo Salvadori consolida un dialogo lungo cinquant’anni con il patrimonio pubblico nazionale. Realizzata intrecciando sedici cavi d’acciaio in una forma circolare continua, la scultura (essenziale solo in apparenza) convoca il cerchio come figura del tempo ciclico e del fluire degli astri. Delimita e custodisce uno spazio, offrendo la metafora di un processo che si rigenera senza inizio né fine.
Giovedì 5 marzo (ore 18) il museo ospita l’incontro dedicato all’artista in occasione della presentazione del catalogo della mostra milanese del 2025, diffusa tra Palazzo Reale, Museo del Novecento e la Chiesa di San Gottardo in Corte. Intervengono, tra gli altri, Renata Cristina Mazzantini, Domenico Piraina, Gianfranco Maraniello, le curatrici Elena Tettamanti e Antonella Soldaini, con Marcella Beccaria e Adachiara Zevi; sarà presente l’artista. Al termine, il pubblico potrà confrontare due differenti modalità espositive del medesimo lavoro (datati rispettivamente tra 1985-2007 e 1985-2003).
Pubblicato da Silvana Editoriale, il catalogo si articola in due volumi in cofanetto concepiti come un «cantiere»: 33 lemmi affidati a 34 studiosi (tra cui Marcella Beccaria, Bruno Corà, Germano Celant, Pier Luigi Tazzi, Angela Vettese…) restituiscono la natura processuale e relazionale della ricerca di Salvadori, fondata sull’interazione tra forma, tempo e coscienza. Il secondo volume, in forma di leporello esponibile, raccoglie le installation view e la partitura inedita del compositore Sandro Mussida ispirata al suo universo poetico.
Tra i maggiori artisti italiani della sua generazione, Salvadori ha esposto più volte a Documenta e alla Biennale di Venezia, oltre che in istituzioni internazionali, sviluppando dagli anni Settanta un linguaggio che fa della relazione con lo spazio e della dimensione spirituale il proprio fulcro. Come osserva Mazzantini, la donazione arricchisce la Gnamc con un’opera iconica; per Tettamanti «il catalogo è memoria, la donazione apre al futuro».
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