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TEST Le nuove realtà virtuali che simulano il mondo reale

L’universo dei videogiochi non è solo un susseguirsi di scene di guerra e giochi rompicapo da decodificare. Lo stravagante mondo dei lifesim è l’approccio della Generazione Z alla fruizione dell’arte videoludica

Gabriella Angeleti

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Il mondo dei videogame è un universo sotterraneo, vissuto da ciascun gamer in solitudine al riparo nella propria cameretta, la cui estensione è misurabile solo dalle vendite e dagli eventi occasionali dedicati. A conferma di questa fruizione appartata esistono postazioni progettate appositamente per soddisfare i bisogni del giocatore singolo, veri e propri complementi d’arredo che difficilmente compariranno in una rubrica di «The World of Interiors». 

La community dei gamer, non dissimile da quella dei lettori, è composta da persone che condividono individualmente un interesse per la stessa passione. Alle schiere di appassionati, spesso associati allo stereotipo del geek, si affianca una platea di giocatori occasionali che non si lasciano sopraffare tanto dalla smania di raggiungere subito l’ultimo livello, quanto dal desiderio di completare una serie tv nell’arco di una nottata. Il binge gaming, equivalente del binge watching, è una forma di dipendenza compulsiva che distingue i gamer e gli spettatori professionisti da quelli amatoriali, finché i primi superano di numero i secondi, assecondando l’epidemia del timore di essersi persi qualcosa. Oltre che dalle modalità di fruizione, la figura del gamer è frammentata dalla molteplicità dei generi in cui si declina il suo oggetto di affezione: si passa da un innocuo platform game come i titoli di Super Mario a uno sparatutto militare come Call of Duty. Ad accomunare sotto un unico ombrello ciascuna versione contribuisce il desiderio, valido anche per i giochi non video, di ultimare missioni intermedie e vincere la partita. Tuttavia, un sottogenere particolare, quello dei simulatori di vita, si sottrae a questa componente agonistica. Nei simulatori di vita, infatti, non esiste un vero e proprio obiettivo, il cui raggiungimento determinerebbe la sua risoluzione e la comparsa dell’agognato «The End». Fra tutti i simulatori di vita quello senz’altro più celebre e longevo è The Sims, una casa di bambole virtuale in cui guidare i personaggi nelle loro occupazioni quotidiane, assicurandosi che i loro bisogni e desideri - fame, sonno, igiene, divertimento e socialità - siano costantemente soddisfatti. Il gameplay di The Sims, la cui prima versione uscì per computer nel 2000, è una variante più articolata dei Tamagotchi, dispositivo tascabile lanciato in Giappone nel 1996, divenuto un gioco di culto nel sottogenere “allevamenti virtuali”. Al suo interno vive una piccola creatura pixelata da sfamare e coccolare, che, se trascurata, è destinata a morire.

Gabriella Angeleti, 25 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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