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La sepoltura dei due bambini rinvenuta a Djarkutan, nell’antica Battriana

Foto Università del Salento

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La sepoltura dei due bambini rinvenuta a Djarkutan, nell’antica Battriana

Foto Università del Salento

Nell’Asia centrale 4mila anni fa i Battriani operavano i bambini al cervello

Una missione congiunta dell’Università del Salento, dell’Università Statale di Termez e dell’Istituto Archeologico di Samarcanda ha portato alla luce in una sepoltura i resti di due bimbi, dei quali uno con chiari segni di un’operazione chirurgica

Vittorio Bertello

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Nel sito di Djarkutan, attualmente in Uzbekistan ma anticamente importante centro della Battriana settentrionale, sono stati scoperti in un’antica sepoltura i resti, databili a circa 4mila anni fa, di due bambini, di tre e cinque anni, deposti fianco a fianco: uno dei due, quello di cinque anni, porta sul cranio i chiari segni di un’operazione chirurgica. A quell’epoca quindi, nel cuore dell’Asia Centrale, qualcuno sapeva aprire una testa per tentare di guarire. Il rinvenimento è stato effettuato durante la campagna di scavo di una missione congiunta dell’Università del Salento, dell’Università Statale della città uzbeka di Termez e dell’Istituto Archeologico di Samarcanda.

La sepoltura rivoluziona le conoscenze sulle pratiche rituali e mediche della Civiltà dell’Oxus, la fiorente cultura dell’Età del Bronzo che tra la fine del terzo e l’inizio del secondo millennio a.C. dominò l’Asia Centrale e raggiunse le coste del Golfo Persico. E, soprattutto, documenta per la prima volta in Asia un intervento neurochirurgico senza precedenti noti nel continente in quel periodo.

Il progetto di ricerca, avviato nel 2024 sotto la direzione congiunta del professor Enrico Ascalone per l’Università del Salento e del professor Alisher Shaidullaiev per l’Università di Termez, con la collaborazione dell’Istituto Archeologico di Samarcanda guidato dal dottor Komil Rakhimov, si avvale di un approccio interdisciplinare e intreccia varie discipline: archeobotanica, archeozoologia, antropologia fisica, paleogenetica, topografia e archeometria concorrono a illustrare un quadro completo della vita quotidiana e della morte a Djarkutan.

Il progetto di UniSalento si è avvalso anche di fondi del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e di un progetto finanziato nell’ambito del Pnrr e ha consentito di allargare la cerchia di partecipanti: la missione, infatti, si compone di 27 studiosi e studiose di UniSalento ai quali se ne aggiungono 13 della Termez State University.

La cosiddetta Civiltà dell’Oxus, nota anche come Complesso Archeologico della Battriana e della Margiana (Bmac), è una delle grandi culture del Bronzo antico. Fiorita tra il 2500 e il 1500 avanti Cristo, si sviluppò nell’area dell’odierno Uzbekistan, Turkmenistan e Afghanistan settentrionale, con diramazioni fino all’Iran orientale e alle coste del Golfo Persico. Djarkutan ne era uno dei centri più significativi: una città organizzata in quartieri, con architettura monumentale, ceramica di alta qualità e, come oggi sappiamo, pratiche mediche di sorprendente complessità.

«Djarkutan, ha dichiarato il professor Ascalone, continua a sorprenderci. Ogni stagione di scavo sposta un po' più indietro il confine di ciò che pensavamo possibile. Una trapanazione cranica su un bambino, quattromila anni fa, in Asia Centrale: fino a ieri era impensabile. Oggi è nei nostri dati».

Vittorio Bertello, 18 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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