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Musei e siti culturali italiani: in un anno +15,8%

Tra i dati che emergono dall’Osservatorio della Fondazione Delphos, un nuovo centro di ricerca indipendente, 7 visitatori su dieci provengono dall’estero, il Regno Unito è il primo mercato straniero (13,1%) e il biglietto intero costa di più (in media del 6%)

Samantha De Martin

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I luoghi della cultura in Italia godono di buona salute, registrando nel 2025 un boom di ingressi, con un incremento del 15,8% rispetto allo scorso anno. Sono i parchi archeologici a trainare il comparto, con oltre 10 milioni di biglietti emessi. Il 70% dei visitatori proviene dall’estero (in prevalenza dal Regno Unito). Se il pubblico extraeuropeo prenota la visita ai luoghi della cultura del Bel Paese (specie i parchi archeologici) con un certo anticipo, gli italiani si confermano frequentatori «last minute» tendendo ad acquistare il biglietto il giorno stesso della visita. È la fotografia che emerge dai dati dell’Osservatorio Big Data e Luoghi della Cultura della Fondazione Delphos, il rapporto pensato per indagare il comportamento dei visitatori con un approccio «data driven».

Il report, quest’anno alla seconda edizione, è stato presentato a Roma nel corso del convegno «Big Data e Luoghi della Cultura» a cura della Fondazione Delphos e del Ministero della Cultura, Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale (DiVa), Istituto centrale per la valorizzazione economica e la promozione del patrimonio culturale (Ic-Vepp). L’incontro è stato l’occasione per presentare ufficialmente l’attività della Fondazione Delphos, il centro di ricerca indipendente nato nel 2026, presieduto da Sergio Bellini e guidato da un comitato di esperti che applica un metodo analitico all’interpretazione dei Big Data. L’obiettivo del report è quello di offrire, come ha sottolineato Alessio De Cristofaro, direttore dell’Ic-Vepp del Ministero della Cultura, «una pianificazione fondata su analisi puntuali e strumenti conoscitivi adeguati, al fine di governare i flussi di visitatori nei grandi attrattori, ma anche di orientare la distribuzione delle presenze e delle risorse disponibili verso i musei e i luoghi della cultura di dimensioni minori». Spiega Sergio Bellini: «Il Rapporto 2026 non è una semplice fotografia statistica, ma una risposta alla mancanza di analisi sistematiche nel comparto culturale, per fornire ai player del mondo della cultura strumenti concreti per ottimizzare l’accoglienza, prevedere i flussi ed elaborare politiche di prezzo eque».

Il report è stato realizzato con la curatela scientifica di Guido Guerzoni, docente dell’Università Bocconi di Milano e direttore scientifico Fondazione Delphos. L’analisi, fondata su basi numeriche provenienti dalla piattaforma online MidaTicket, è stata condotta su 49,2 milioni di titoli di accesso emessi tra il 2024 e il 2025 in 226 luoghi della cultura nazionali, come musei, aree archeologiche, parchi e altre sedi espositive (istituti statali, enti pubblici non statali, privati, ecclesiastici, aziendali).

Se il 2025 registra il +15,8% di visitatori rispetto all’anno precedente, la vendita dei biglietti online sale di oltre quattro punti (36,8% del 2025 contro il 32,6% del 2024). Nel 2025 aumenta il costo medio per un biglietto intero (+6%, da 10,32 a 10,97 euro) con il Lazio al primo posto per quanto riguarda il valore medio più elevato (14,34 euro) e l’Emilia-Romagna che detiene il prezzo medio più contenuto, pari a 4,40 euro. Al Nord si emettono più biglietti (comunque in calo del 49,7% rispetto al 56% del 2024); seguono il Centro e il Sud, rispettivamente con il 46,9% (a fronte del 40% dello scorso anno) e il 3,4% (rispetto al 4% del 2024). Le cifre danno pertanto conto, nel 2025, di un parziale riequilibrio territoriale tra Nord e Centro. Sul fronte del «No-Show» (la visita acquistata ma non goduta) il pubblico rinuncia più facilmente alle visite nei parchi e nei giardini storici (13%), penalizzati talvolta da fattori metereologici, rispetto a quelle nei musei.

Samantha De Martin, 06 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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