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Metti Torino a Cena, dal 22 al 24 ottobre, è il format che ogni anno trasforma la città in una mappa di incontri gastronomici

Courtesy of Buonissima

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Metti Torino a Cena, dal 22 al 24 ottobre, è il format che ogni anno trasforma la città in una mappa di incontri gastronomici

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Metti Torino a Cena: le quattro mani come forma di racconto

Buonissima 2025 promuove cene a quattro mani del format dove chef ospitanti e ospiti uniscono stili, visioni e territori in piatti e serate irripetibili

Lavinia Trivulzio

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Ci sono appuntamenti che definiscono un festival più di altri. Per Buonissima, questo ruolo appartiene da sempre a Metti Torino a Cena, dal 22 al 24 ottobre, il format delle quattro mani che ogni anno trasforma la città in una mappa di incontri gastronomici. È un’idea semplice, quasi ovvia: due chef che uniscono le proprie cucine per una sera. Ma la semplicità, quando incontra le biografie giuste, diventa qualcosa di molto più grande. Quest’anno, più che mai, le cene a quattro mani hanno raccontato la parte più umana del festival. Torino, durante quei giorni, si è riempita di movimenti impercettibili: chef che arrivavano in stazione con valigette di coltelli, brigate che si adattavano a nuove dinamiche, cuochi residenti che accoglievano colleghi come si accoglierebbe un vecchio amico. C’era un clima di complicità diffusa, di entusiasmo controllato, come se ognuno sapesse di partecipare a un rito che si ripete ogni anno e che ogni anno è diverso.

Molti degli chef coinvolti portavano con sé storie complesse. Alcuni arrivavano da lontano, con esperienze maturate tra capitali europee, piccoli ristoranti di provincia, chef stellati. Altri rappresentavano il territorio, portatori di un sapere che nasce nelle cucine di famiglia e si affina negli anni. Ma tutti, senza eccezione, avevano un tratto in comune: la disponibilità a mettersi in ascolto. Perché una cena a quattro mani non funziona se si impone un linguaggio, ma solo se si crea una lingua comune. E questa lingua, a Torino, ha assunto forme molto diverse. C’erano serate in cui il dialogo tra gli chef si percepiva in ogni dettaglio, dalla struttura del menu alla scelta dei piatti in cui due sensibilità si intrecciavano con naturalezza. Altre volte, invece, la cena era un incontro tra mondi apparentemente inconciliabili, e proprio per questo estremamente interessante. Il pubblico, seduto ai tavoli, assisteva a qualcosa che non sarebbe successo altrove, e che non si sarebbe ripetuto.

Molte delle cene più riuscite di quest’anno non sono state quelle più mediatiche, ma quelle in cui due personalità molto diverse hanno trovato una zona di contatto imprevista. È in quei momenti che si percepisce la verità del format: la cucina non è mai solo tecnica, mai solo idea, ma soprattutto relazione. Metti Torino a Cena funziona perché mette al centro la relazione prima ancora del piatto. Il ricordo più nitido di questa edizione, dal punto di vista delle quattro mani, è forse il modo in cui i ristoranti della città hanno aperto le loro porte. Alcuni di loro, abituati a un ritmo preciso e a un’identità consolidata, si sono messi in discussione per accogliere un ospite. Altri hanno trovato nel collega in arrivo non un intruso, ma un alleato. Il risultato è stato un’energia diffusa: una Torino che di sera, da quartiere a quartiere, sembrava una metropoli di incontri gastronomici, un luogo in cui tutto poteva accadere perché tutto, in quelle sere, è effettivamente accaduto.

Qualche esempio di connubio culinario? Cesare Grandi (La Limonaria) ha ospitato Alessandro Mecca di Al Castello di Grinzane Cavour; Martino Blonda di Osteria Le Putrelle, ha ospitato Alessandro Giai Miniet di Settesì al Marinet, Giaveno (TO); Antonio Chiodi Latini dell’omonimo ristorante ha ospitato Luca Ludovici di ConTatto, Frascati (RM); Stefano Sforza di Opera ha ospitato Davide Puleio di Pulejo, Roma, giusto per citarne qualcuno.
 

Azotea, Alexander Robles ospita Enrico Marmo dei Balzi Rossi*, Ventimiglia (IM)

Da non dimenticare poi il Condividere Day «Future Heritage, giornata speciale trascorsa interamente da Condividere, il ristorante stella Michelin all'interno della Nuvola Lavazza. Dalla tarda mattinata fino all’aperitivo serale, gli ospiti sono stati invitati a vivere una inedita food experience firmata da grandi protagonisti della gastronomia internazionale. Qualche nome? Lo chef Federico Zanasi, il Pastry Chef Fabrizio Fiorani il «mitico» chef Yannick Alléno e, per i drink più raffinati, Agostino Perrone, Director of Mixology del The Connaught Bar di Londra, uno dei migliori bar al mondo.

 

 

 

 

 

Lavinia Trivulzio, 25 ottobre 2025 | © Riproduzione riservata

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