Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
David Landau
Leggi i suoi articoliUn altro tassello del mito Birkin si aggiunge alla storia del mercato del lusso. Un esemplare nero in pelle, appartenuto direttamente a Jane Birkin, è stato aggiudicato da Sotheby’s ad Abu Dhabi per 2,9 milioni di dollari, nel corso della “Abu Dhabi Collectors Week” (2–5 dicembre 2025). La vendita, ospitata al St. Regis Saadiyat Island Resort, faceva parte di un evento dedicato a borse, gioielli, orologi, automobili e altri oggetti da collezione ad alto valore simbolico. Il modello, battezzato “Le Birkin Voyageur” dalla stessa attrice—una dedica in inchiostro d’argento campeggia sull’interno della borsa—porta un’iscrizione che ne attesta la donazione, nel 2007, a un’asta benefica a favore della Federazione Internazionale per i Diritti Umani. Birkin vi scrive: “Pour la F.I.D.H dans le monde entier… Mon Birkin bag qui a voyagé avec moi dans le monde entier… Love, Jane B.” Sotto una patella interna, l’attrice aveva persino abbozzato un nudo femminile reclinato: un dettaglio che aggiunge un tono intimo e quasi diaristico all’oggetto.
Lo stato conservativo rivela un uso quotidiano intenso: graffi, abrasioni, hardware segnato, e l’assenza di lucchetto, chiave e clochette. Proprio questa usura, annota la casa d’aste, testimonia il valore affettivo e “vissuto” dell’accessorio, uno dei quattro esemplari che Hermès regalò a Birkin come sostituti del primo e leggendario prototipo del 1984. Se il risultato supera di gran lunga la stima iniziale (240.000–400.000 dollari), è tuttavia distante dal primato siglato la scorsa estate, quando il Birkin originale fu battuto per 10 milioni di dollari, sempre da Sotheby’s, acquistato da Shinsuke Sakimoto, CEO della società giapponese Valuence Holdings. Anche quel prototipo aveva una storia filantropica: Birkin lo vendette nel 1994 a sostegno della ricerca sull’AIDS.
Altri articoli dell'autore
La Richard Saltoun Gallery di Roma dedica una mostra a Ida Barbarigo, pittrice veneziana tra le voci più singolari della pittura italiana del Novecento. In Beyond the Figure sono riunite opere dagli anni Settanta ai primi Novanta, quando l’artista torna alla figura umana intrecciando autoritratto e mito classico in una pittura densa e visionaria.
A pochi giorni dall’avvio della Biennale, Dries Van Noten e Patrick Vangheluwe inaugurano a Venezia la Fondazione Dries Van Noten, ospitata a Palazzo Pisani Moretta sul Canal Grande. Il progetto si presenta come una piattaforma dedicata all’artigianato, alle pratiche interdisciplinari e ai processi del fare. La prima mostra, The Only True Protest Is Beauty, segna l’ingresso di un nuovo soggetto privato nel già denso ecosistema culturale veneziano.
A Palazzo Cini, dal 5 maggio al 27 settembre, in concomitanza con la Biennale Arte 2026, David Salle presenta una nuova serie di dipinti realizzati attraverso l’interazione tra pittura e intelligenza artificiale. L’artista statunitense utilizza un modello addestrato sui propri lavori per generare immagini che vengono poi rielaborate manualmente sulla tela. Il progetto riapre una questione centrale del presente: quale spazio resta alla pittura dentro un ecosistema visivo sempre più dominato dalle macchine.
Poltrona Frau e Shepard Fairey uniscono arte, artigianato e responsabilità sociale nella Limited Edition Archibald Delicate Balance. Una poltrona che racconta storie, celebra la sostenibilità e sostiene una comunità di donne in Guatemala, incarnando il concetto 2026 di «True Over Time»



