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Arianna Scinardo
Leggi i suoi articoliA partire dall’11 settembre (e fino al 17 gennaio 2027), lo Stedelijk Museum di Amsterdam aprirà le porte a una delle retrospettive più attese della scena artistica contemporanea interamente dedicata a Yayoi Kusama. L’esposizione rappresenta la terza tappa di un tour europeo organizzato in stretta collaborazione con la Fondation Beyeler e il Museum Ludwig, un’iniziativa che ribadisce la costante influenza di Kusama sul panorama artistico globale.
Curata da Leontine Coelewij, la mostra traccia l’evoluzione stilistica e personale dell’artista, classe 1929, sviluppandosi come un viaggio attraverso epoche e geografie differenti: dai primi disegni realizzati nella città natale di Matsumoto, in Giappone, alle sperimentazioni d’avanguardia nella New York degli anni Sessanta, dove Kusama si affermò accanto a figure come Andy Warhol, fino alle grandi tele concepite recentemente nel suo studio di Tokyo.
Oltre a riunire alcuni dei pezzi più celebri della sua produzione, saranno presentate per la prima volta in Europa diverse opere storiche, affiancate da lavori inediti realizzati appositamente per l’occasione, tra cui una nuova installazione specchiante. L’obiettivo è accogliere gli spettatori all’interno di ambienti dinamici e capaci di alterare le consuete percezioni dello spazio e del sé, trasformando l’osservatore in parte attiva dell’opera.
Celebre per la sua indagine su temi complessi come la ripetizione ossessiva e l’auto-annullamento, Kusama ha saputo spaziare tra pittura, scultura, performance, moda e letteratura. L’uso metodico dei pois (o «polka dots») e le celebri «Infinity Mirror Rooms» rappresentano da sempre i pilastri visivi della sua arte.
«Yayoi Kusama è un’artista che ci costringe a vedere il mondo attraverso una lente diversa, ha dichiarato Rein Wolfs, direttore del museo olandese. Ancora oggi continua ad affascinare il pubblico di ogni generazione con le sue creazioni ipnotiche. Questa mostra promette di essere un’esperienza nella quale ci si può letteralmente perdere nella sua straordinaria arte».