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Lavinia Trivulzio
Leggi i suoi articoliLa Central Fine di Miami dedica una mostra a Lynne Golob Gelfman, artista attiva nella città per oltre cinque decenni e figura centrale nello sviluppo della pittura astratta locale. L’esposizione, curata dagli artisti Aramis Gutierrez e Loriel Beltrán, riunisce una selezione di lavori su carta realizzati tra gli anni Sessanta e il 2020, presentando una parte della sua produzione raramente esposta.
Se la pittura ha consolidato la reputazione di Gelfman, i lavori su carta hanno svolto nel tempo una funzione più discreta ma decisiva. Disegni, studi e composizioni autonome rivelano un laboratorio formale in cui l’artista ha sperimentato strutture, ritmi e soluzioni che avrebbero poi trovato sviluppo nei dipinti.
La griglia come struttura
Fin dagli anni Sessanta il lavoro di Gelfman si organizza attorno alla griglia. Nei primi disegni emerge l’interesse per sistemi di ripetizione e schemi elementari che ricordano logiche di gioco dove l’immagine si costruisce attraverso unità minime e combinazioni seriali. In queste composizioni ridotte all’essenziale la griglia funziona come dispositivo disciplinare: delimita lo spazio, organizza le relazioni tra le forme e introduce una tensione costante tra ordine e variazione. Con l’ingresso del colore, la struttura si attiva ulteriormente. Le campiture cromatiche scandiscono il ritmo visivo e trasformano la superficie in un campo dinamico.
La stagione dei triangoli
Negli anni Settanta la ricerca si concentra per un periodo sul triangolo come unità primaria. La serie dei Triangle paintings introduce colori saturi e diagonali più marcate, portando la composizione verso una dimensione percettiva più instabile. In queste opere la geometria non resta puramente astratta. Le diagonali evocano linee d’orizzonte, paesaggi sintetici o illusioni spaziali momentanee. Il triangolo diventa così un dispositivo che mette in relazione rigore formale ed esperienza visiva.
Il metodo dei “Tri” paintings
Nello stesso decennio Gelfman sviluppa una soluzione tecnica che diventerà uno degli elementi distintivi della sua pratica: i cosiddetti Tri (o Thru) paintings. In questi lavori il colore viene applicato sul retro della tela, lasciando che il pigmento attraversi il supporto e affiori sulla superficie frontale. La scelta introduce un elemento di imprevedibilità nel sistema rigoroso della griglia. L’artista rinuncia al controllo diretto del gesto pittorico e lascia che il materiale produca variazioni e accidenti. Ordine e contingenza convivono nello stesso dispositivo. I lavori su carta presenti in mostra non utilizzano questa tecnica, ma mostrano con chiarezza la fase progettuale che ha portato a quelle soluzioni: strutture preparatorie, studi di ritmo e test cromatici.
Materialità e superfici negli anni successivi
Dagli anni Ottanta in avanti l’attenzione si sposta sempre più sul carattere fisico dei materiali. Gelfman utilizza carte diverse, spesso sovrapposte, strappate o abrase. Fibre, cuciture e bordi diventano elementi attivi della composizione. La griglia, inizialmente concepita come struttura ottica, si collega progressivamente a riferimenti concreti: reti, tessuti, recinzioni, superfici urbane. La ricerca formale mantiene il rigore degli inizi ma si apre a risonanze spaziali e materiali più ampie.
Il ruolo dei lavori su carta
La mostra propone quindi una lettura trasversale dell’opera di Gelfman. I lavori su carta non appaiono come semplici studi preliminari ma come un luogo di verifica continua. È nello spazio dello studio che le idee vengono testate, modificate e rimesse in circolo. Riunendo opere realizzate nell’arco di oltre cinquant’anni, l’esposizione restituisce la continuità di una ricerca che ha attraversato generazioni di pittori astratti a Miami, evidenziando il ruolo di Gelfman come figura di riferimento nella scena artistica della città.
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