Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Lavinia Trivulzio
Leggi i suoi articoliArtissima tornerà presto a Torino con la sua trentatreesima edizione ribadendo una traiettoria ormai sempre più esplicita, quella di una fiera che ha progressivamente trasformato la propria natura, passando da piattaforma commerciale a infrastruttura culturale complessa in cui mercato e ricerca si sovrappongono senza soluzione di continuità. L’edizione 2026, in programma da venerdì 30 ottobre a domenica 1 novembre all’Oval Lingotto Fiere, con preview il 29 ottobre, segna il quinto anno della direzione di Luigi Fassi. Un arco temporale che il comunicato ufficiale invita a leggere non come successione di edizioni autonome, ma come un disegno coerente, un percorso curatoriale progressivo attraverso cui la fiera ha consolidato una propria identità specifica nel panorama internazionale. Artissima è nella volontà della sua direzione uno spazio di riflessione critica sul contemporaneo e, simultaneamente, una piattaforma di diplomazia culturale internazionale, nonchè ambisce ad essere «istituzione di fiducia» per il sistema dell’arte, quindi un territorio ibrido, dove la funzione economica convive con quella simbolica e istituzionale.
Alla base del suo progetto sono le connessioni tra geografie, attori e linguaggi differenti, con tanto di relazione con il territorio torinese quanto con una dimensione globale sempre più frammentata e policentrica. La prossima edizione ha come tema «Fancy: A Flexible, Acrobatic Body», che si sviluppa a partire da una riflessione della filosofa Martha C. Nussbaum. La «fancy», intesa come proiezione in avanti della fantasia, viene interpretata come una facoltà mentale e sensibile, capace di muoversi con agilità tra differenze e complessità, attraversando ciò che è noto per avvicinarsi a ciò che è altro. La metafora del corpo acrobatico è strutturante: l’arte è viene intesa infatti come un organismo flessibile, in grado di adattarsi, piegarsi, estendersi oltre i propri confini percettivi e cognitivi.
La fiera torinese assume in sostanza una valenza che travalica la dimensione del mercato per avvicinarsi a quella di un laboratorio pubblico dell’immaginazione.
La comunicazione ufficiale della rassegna insiste su uno specifico punto: l’arte apre la possibilità di mondi alternativi, contribuendo a una forma di intelligenza pubblica capace di nutrire e rafforzare le istituzioni democratiche. È un’affermazione che colloca Artissima dentro un orizzonte teorico esplicitamente politico, dove l’esperienza estetica diventa anche esercizio civile e collettivo. Nelle parole del direttore Luigi Fassi, il tema di quest’anno si lega proprio a questa dimensione trasformativa della «fancy», intesa come facoltà che va allenata e coltivata, e che permette di andare oltre l’evidenza, superando rigidità percettive e morali. L’arte, in questa lettura, agisce come dispositivo di apertura verso l’altro, favorendo una forma di riconoscimento reciproco che si costruisce attraverso lo sguardo e l’esperienza condivisa. La fiera stessa viene descritta come un luogo in cui questo esercizio prende forma attraverso incontri inattesi tra opere, artisti, idee e sensibilità differenti, in un ambiente intensamente fisico e accelerato.
Il direttore di Artissima, Luigi Fassi. Photo: Giorgio Perottino/ Artissima
Sul piano strutturale, Artissima conferma l’impianto delle sue sezioni storiche, che costituiscono ormai una griglia consolidata all’interno della quale si articola la proposta espositiva. Le quattro sezioni principali - Main Section, New Entries, Monologue/Dialogue e Art Editions - mantengono la loro funzione differenziata, costruendo un equilibrio tra gallerie affermate, realtà emergenti, progetti sperimentali e pratiche legate all’editoria d’arte e ai multipli. Accanto a queste, le tre sezioni curate - Present Future, Back to the Future e Disegni - continuano a rappresentare il versante più esplicitamente curatoriale della fiera, con progetti monografici che attraversano diverse generazioni e linguaggi. Particolare rilievo viene attribuito alla continuità dei team curatoriali. Present Future, dedicata ai talenti emergenti, è affidata per il terzo anno a Léon Kruijswijk e Joel Valabrega, mentre Back to the Future, focalizzata su figure pionieristiche dell’arte contemporanea tra anni Trenta e Novanta, vede la riconferma di Jacopo Crivelli Visconti e Heike Munder. Disegni, unica sezione fieristica italiana interamente dedicata al disegno come medium autonomo, prosegue sotto la curatela di Irina Zucca Alessandrelli, giunta al quinto anno di direzione del progetto.
Un altro elemento centrale della fiera resta il comitato di selezione delle gallerie, composto da figure internazionali provenienti da città e contesti differenti, tra Europa, America Latina e Medio Oriente. Accanto alla dimensione curatoriale ed espositiva, Artissima sottolinea anche la continuità delle collaborazioni istituzionali e private, il sostegno di Intesa Sanpaolo come Main Partner e la presenza delle Gallerie d’Italia – Torino, affiancate alla fiera per il settimo anno consecutivo e che rafforzano il legame tra Artissima e il tessuto istituzionale e museale cittadino. A completare il quadro è l’identità visiva, ancora una volta affidata allo studio torinese FIONDA, che per il nono anno consecutivo traduce il tema curatoriale in un sistema grafico dinamico. I loghi, trasformati in parentesi mobili, diventano elementi di un linguaggio visivo in continua evoluzione, coerente con l’idea di un corpo acrobatico e flessibile dell’immaginazione: le forme si piegano, si moltiplicano e si ricompongono, suggerendo un’idea di fiera come organismo aperto, in costante trasformazione.
Altri articoli dell'autore
La geografia estiva conferma alcune tendenze ormai evidenti: la centralità dell’asse Londra–Basilea–Parigi, il ruolo crescente della Svizzera come piattaforma museale e fieristica, l’attenzione verso pratiche interdisciplinari e tecnologiche (Herndon & Dryhurst, Umeda), il ritorno di figure storiche come Ana Mendieta, Julio Le Parc, Maria Lassnig, Joseph Beuys e Franz Gertsch, e una forte presenza di artisti che riflettono sulle trasformazioni sociali, politiche e culturali del presente, da Mohamed Bourouissa a Thomas Hirschhorn.
Dopo mesi di vacanza dell'organo di governo, le Gallerie degli Uffizi tornano ad avere un Consiglio di amministrazione. Accanto al direttore Simone Verde entrano Carmen Bambach, Alessandro Campi, Carlo Deodato e Stefano Mugnai. Sullo sfondo emergono alcune linee di tendenza: una maggiore centralità del museo, il rallentamento dei progetti territoriali e la preparazione della grande mostra dedicata a Lorenzo il Magnifico.
Dalle lettere di Jean Shrimpton e della principessa Diana ai costumi di Wall Street, Priscilla e Superman: oltre sessant’anni di carriera raccontati attraverso oggetti personali, sceneggiature e ricordi di una delle icone più affascinanti del cinema britannico
21 Art inaugura la sua prima sede internazionale nel Principato e rafforza la presenza in Italia. In apertura mostre di Jan Fabre e Mario Ceroli



