Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
David Landau
Leggi i suoi articoliL’opera, a lungo ritenuta perduta, è riemersa nel 2011 in una collezione privata francese e nel 2014 è stata battuta da Sotheby’s per 1,1 milioni di dollari, allora record d’asta per l’artista. Da quel momento il dipinto è rimasto fuori dal circuito pubblico fino all’annuncio della National Gallery di Washington.
Dipinta intorno al 1625, «Maria Maddalena in estasi» si distingue per l’intensità psicologica e per una scelta iconografica non convenzionale: Artemisia elimina i tradizionali attributi della santa penitente (come croci, teschi, simboli della conversione) concentrando l’immagine su un’esperienza interiore, fisica e mentale insieme. Il corpo, abbandonato all’estasi, diventa il vero luogo della narrazione, in linea con la lettura profondamente empatica che l’artista riservò alle figure femminili.
Per secoli Artemisia Gentileschi è rimasta una presenza marginale nella storiografia barocca, spesso oscurata o confusa con la produzione del padre Orazio. A partire dagli anni Ottanta del Novecento, grazie agli studi di storiche dell’arte come Mary Garrard, la sua opera è stata progressivamente riletta alla luce delle questioni di genere, del potere e della rappresentazione della violenza. Una rinnovata attenzione che ha trovato ulteriore risonanza nel dibattito culturale degli ultimi anni e nella grande retrospettiva organizzata nel 2021 dalla National Gallery di Londra.
Negli Stati Uniti, i dipinti di Artemisia conservati in collezioni pubbliche restano pochi e concentrati in istituzioni come il Metropolitan Museum of Art di New York, il Getty Museum di Los Angeles e il Detroit Institute of Arts. L’ingresso della Maddalena in estasi a Washington colma dunque una lacuna significativa nella narrazione del Seicento europeo offerta dalla National Gallery. Il dipinto sarà esposto nelle sale della collezione permanente a partire dalla fine di febbraio.
Altri articoli dell'autore
La Richard Saltoun Gallery di Roma dedica una mostra a Ida Barbarigo, pittrice veneziana tra le voci più singolari della pittura italiana del Novecento. In Beyond the Figure sono riunite opere dagli anni Settanta ai primi Novanta, quando l’artista torna alla figura umana intrecciando autoritratto e mito classico in una pittura densa e visionaria.
A pochi giorni dall’avvio della Biennale, Dries Van Noten e Patrick Vangheluwe inaugurano a Venezia la Fondazione Dries Van Noten, ospitata a Palazzo Pisani Moretta sul Canal Grande. Il progetto si presenta come una piattaforma dedicata all’artigianato, alle pratiche interdisciplinari e ai processi del fare. La prima mostra, The Only True Protest Is Beauty, segna l’ingresso di un nuovo soggetto privato nel già denso ecosistema culturale veneziano.
A Palazzo Cini, dal 5 maggio al 27 settembre, in concomitanza con la Biennale Arte 2026, David Salle presenta una nuova serie di dipinti realizzati attraverso l’interazione tra pittura e intelligenza artificiale. L’artista statunitense utilizza un modello addestrato sui propri lavori per generare immagini che vengono poi rielaborate manualmente sulla tela. Il progetto riapre una questione centrale del presente: quale spazio resta alla pittura dentro un ecosistema visivo sempre più dominato dalle macchine.
Poltrona Frau e Shepard Fairey uniscono arte, artigianato e responsabilità sociale nella Limited Edition Archibald Delicate Balance. Una poltrona che racconta storie, celebra la sostenibilità e sostiene una comunità di donne in Guatemala, incarnando il concetto 2026 di «True Over Time»



