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Daria Berro
Leggi i suoi articoliÈ arrivata a sorpresa, visto il recente annuncio di un nuovo ampliamento reso possibile da donazioni milionarie, la notizia che la National Gallery di Londra taglierà numerosi posti di lavoro a causa di un deficit di bilancio che per il 2027 assomma a 8,2 milioni di sterline (circa 9,5 milioni di euro). In quanto museo nazionale, la galleria riceve attualmente dal Governo britannico fondi per 32 milioni di sterline all’anno e la possibilità che lo stanziamento aumenti appare remota.
Il museo di Trafalgar Square, dunque, «interromperà diverse attività che, per una serie di motivi indipendenti dalla nostra volontà, non possiamo più giustificare in termini di costi. Dobbiamo tutti capire che le cose sono cambiate e prendere decisioni difficili ora per garantire il futuro della galleria negli anni a venire», ha dichiarato un portavoce a Martin Bailey di «The Art Newspaper». Fino alla notizia odierna dei tagli, scrive Bailey, non c’erano avvisaglie del deficit, anche alla luce dei buoni risultati del 2024-25, cui ha dato un contributo non trascurabile la mostra su Van Gogh che ha superato i 335mila visitatori.
Nell’anno finanziario in corso, che terminerà a marzo, la galleria prevede di affrontare un deficit di circa 2 milioni di sterline e a meno che non vengano intraprese azioni correttive determinanti, si stima che per il 2026-27 crescerà di ulteriori 6,2 milioni di sterline. Dopo il Covid, a fronte di una notevole crescita delle spese di gestione, le entrate sono rimaste stagnanti: se prima del 2019 si registravano sei milioni di visitatori all’anno, nei 12 mesi tra settembre 2024 e settembre 2025 la cifra si è ridotta a 3,8 milioni, anche se si assiste un miglioramento grazie alla riapertura, lo scorso maggio, della Sainsbury Wing. «L’attuale panorama globale con la crisi del costo della vita» addotto dal portavoce della National Gallery come causa del deficit investe tutti e le abitudini del pubblico sono cambiate di conseguenza: i visitatori entrano nel museo per la collezione permanente, gratuita, rinunciando alle mostre a pagamento o a una pausa nella caffetteria.
«Per raggiungere la sostenibilità dobbiamo bilanciare la nostra missione artistica ed educativa con una nuova struttura operativa», prosegue il portavoce della galleria, che ai motivi di crisi aggiunge l’aumento delle imposte sulle attività commerciali e dei contributi previdenziali. Per ridurre il deficit la National Gallery in una prima fase proporrà un «piano di uscita volontaria» dal lavoro a tutto il personale del museo (circa 500 dipendenti) e della divisione commerciale, proponendo incentivi fiscali. Se non dovessero essere raggiunti gli obiettivi è possibile che si debba procedere a licenziamenti.
Il piano di ridimensionamento dei costi avrebbe necessariamente un impatto pesante anche sul programma espositivo. Il panorama che si prospetta è: meno mostre, gratuite o a pagamento, meno prestiti internazionali di opere, biglietti più cari.
Per il momento non dovrebbe invece subire variazioni il programma di ampliamento, la cui conclusione è attesa per l’inizio del 2030. Le donazioni di 150 milioni di sterline ciascuna giunte dalla fondazione Crankstart di Michael Moritz e dal Julia Rausing Trust sono infatti vincolate.
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