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Uno dei disegni di Giuseppe Bossi conservato nell’album del collezionista Giuseppe Vallardi e ora donato all’Accademia di Brera

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Uno dei disegni di Giuseppe Bossi conservato nell’album del collezionista Giuseppe Vallardi e ora donato all’Accademia di Brera

In custodia all’Accademia di Brera 380 disegni del neoclassicista Giuseppe Bossi

Si deve al collezionista Giuseppe Vallardi la composizione della raccolta di opere su carta del pittore lombardo, che va ad aggiungersi al patrimonio già ricchissimo di suoi lavori conservati nell’istituto milanese

Ada Masoero

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È stato pittore, disegnatore e incisore di primo rango, ma è stato anche un grande erudito, uno studioso celebrato di Leonardo, un collezionista raffinato (l’«Uomo vitruviano» di Leonardo, oggi a Venezia, era suo, come pure il «Cristo morto» di Mantegna di Brera) e, per finire, è stato l’attivissimo e potente segretario dell’Accademia di Brera: Giuseppe Bossi (Busto Arsizio, 1777-Milano, 1815), amico caro di Antonio Canova, è uno dei massimi protagonisti del Neoclassicismo lombardo, riconosciuto come tale già dai suoi contemporanei più avvertiti, come il celebre editore, tipografo e libraio Giuseppe Vallardi (Milano, 1784-1861), uno dei più importanti collezionisti di disegni del suo tempo, cui si deve la composizione del grande album ora giunto in dono all’Accademia di Belle Arti di Brera attraverso Fondazione Equita, da sempre al fianco dell’Accademia stessa, grazie a una cordata di donatori coordinata da Marco Galateri di Genola, che dopo dieci anni è tornato (dallo scorso marzo) alla presidenza dell’Accademia braidense.

L’«Album Vallardi», presentato il 28 maggio nella Sala Napoleonica dell’Accademia, comprende 380 disegni di formato differente, tre dei quali sono però oggi assegnati ad Andrea Appiani (Milano, 1754-1817).

I disegni di Bossi, che vanno ad aggiungersi al patrimonio già ricchissimo di suoi lavori su carta conservati qui, erano stati raggruppati dal collezionista per affinità tematiche, in modo da dare conto dell’«officina» dell’artista che attingeva, rielaborandolo, al patrimonio dei grandi maestri rinascimentali, da Michelangelo a Leonardo, a Raffaello, da lui ben conosciuti. E al tempo stesso metteva in evidenza la prodigiosa padronanza, da parte di Bossi, delle più diverse tecniche, dalla matita alla penna, dalla biacca alla sanguigna, coerentemente con il suo convincimento (condiviso con tanti grandi, dal Rinascimento in poi) che il disegno rappresenti il fondamento di tutte le arti.

Fra i fogli più significativi, quelli preparatori per il gran cartone, di segno michelangiolesco, della «Deposizione di Cristo», conservato nella cappella della villa di Bellagio di Francesco Melzi d’Eril, suo assiduo committente, e quelli in cui Bossi esplora diverse soluzioni per il monumentale dipinto «Riconoscenza della Repubblica Italiana a Napoleone», 1802, conservato proprio nell’Accademia di Brera. Ma ogni pagina racchiude tesori sinora sconosciuti che, senza il gesto provvidenziale di questi esponenti della borghesia colta milanese (che evidentemente esiste ancora, per fortuna: l’importante è saperla coinvolgere correttamente) sarebbero andati dispersi.

Uno dei disegni di Giuseppe Bossi conservato nell’album del collezionista Giuseppe Vallardi e ora donato all’Accademia di Brera

Uno dei disegni di Giuseppe Bossi conservato nell’album del collezionista Giuseppe Vallardi e ora donato all’Accademia di Brera

Ada Masoero, 28 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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In custodia all’Accademia di Brera 380 disegni del neoclassicista Giuseppe Bossi | Ada Masoero

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