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La collezione di Jean-Claude Gandur dal 2030 sarà esposta nel Musée Gandur di Caen

Foto Fondation Gandur pour l’Art

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La collezione di Jean-Claude Gandur dal 2030 sarà esposta nel Musée Gandur di Caen

Foto Fondation Gandur pour l’Art

Il futuro Musée Gandur di Caen, che aprirà nel 2030, riceve una donazione di 900 reperti egizi e asiatici

Appartenuti allo storico dell’arte svizzero Jacques-Édouard Berger, si aggiungono agli oltre 4mila della collezione del miliardario e filantropo Jean-Claude Gandur che costituiranno il nucleo dell’erigendo museo normanno

Caen, il capoluogo del Calvados nella Bassa Normandia, avrà entro il 2030 un nuovo grande museo, il Musée Gandur, destinato ad accogliere le opere del collezionista e filantropo franco-elvetico Jean-Claude Gandur (Grasse, 1949). Dedicato alla valorizzazione delle collezioni della Fondation Gandur pour l’Art (Fga) costituita nel 2010 a Ginevra dal miliardario imprenditore nel settore petrolifero, il museo sorgerà accanto al Mémorial de Caen e di fronte al grande parco pubblico della «Colline aux oiseaux», con l’obiettivo di «sviluppare un vasto programma di mediazione e animazione culturale rivolto in particolare ai giovani» e di «diventare uno dei luoghi di punta della vitalità culturale e turistica della città e della regione». Un progetto da 110 milioni di euro che non ha ancora un architetto (sarà reso noto entro giugno dopo una selezione tra otto studi «di fama internazionale» da cui è emersa una rosa di tre finalisti), ma sì un direttore, l’appena nominato Jean-Charles Vergne, 54enne curatore e saggista, che per 27 anni ha diretto il Fonds régional d’art contemporain (Frac) dell’Auvergne. 

Costituita da oltre 4mila opere, ma in continua crescita, la collezione Gandur copre cinque ambiti: l’archeologia, il nucleo più cospicuo, con 1.250 oggetti d’arte egizi, greci, romani e del Vicino Oriente; le belle arti con oltre 1.100 dipinti europei, in gran parte del dopoguerra; le arti decorative, oltre 430 tra sculture, mobili e oggetti d’arte dal XII al XVIII secolo; l’etnologia, più di 400 pezzi dall’America Latina e dall’Oceania; l’arte contemporanea africana e della diaspora, che al momento conta 470 opere. Un patrimonio inizialmente destinato a Musée d’art et d'histoire di Ginevra, ma il progetto non è andato in porto e l’uomo d’affari si è rivolto alla Francia. 

A questa solida dote dal 7 aprile si è aggiunta l’eccezionale donazione di 900 oggetti d’arte egizi ed asiatici provenienti dalla Fondation Jacques-Édouard Berger, intitolata allo storico dell’arte svizzero scomparso prematuramente a 48 anni nel 1993. In deposito dal 2000 presso la Città di Losanna, i manufatti erano esposti al mudac-Musée cantonal de design et d’arts appliqués contemporains. Metà della collezione, costituita dallo storico nel corso dei viaggi a partire dagli anni Settanta, proviene dalla Valle del Nilo, l’altra metà dall’est del continente asiatico, dalla Cina, in primis, ma anche da Birmania, Cambogia, India, Indonesia, Giappone, Nepal e Tibet. 

 

 

 

 

 

 

Anna Maria Farinato, 13 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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