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Lavinia Trivulzio
Leggi i suoi articoliCerti ritratti sono destinati a definire un’epoca, come nel caso del celebre «Portrait of Arthur Wellesley, 1st Duke of Wellington» (1820) di Sir Thomas Lawrence, capolavoro assoluto della ritrattistica britannica che sarà protagonista della Christie's Old Masters Evening Sale il prossimo 30 giugno, durante la Classic Week londinese. La stima, fra 8 e 12 milioni di sterline, riflette sia l’eccezionalità pittorica dell’opera sia il suo peso storico e simbolico nel costruire il mito del Duca di Wellington, l’uomo che sconfisse Napoleone a Waterloo e contribuì a ridisegnare gli assetti europei. A quasi due secoli dalla sua esecuzione, il dipinto continua a esercitare un fascino magnetico e non è difficile comprenderne il motivo. Lawrence, il più raffinato ritrattista dell’età Regency, ovvero gli anni della reggenza del Principe Giorgio segnati dalla vittoria britannica nelle guerre napoleoniche e da un vivace clima culturale in patria, riesce qui nella rara impresa di trasformare la celebrazione dell’eroe in un’indagine psicologica sottile. Il duca che emerge dalla tela non è soltanto il comandante vittorioso della battaglia di Waterloo ma un uomo pensoso, controllato, attraversato da una forma di malinconica consapevolezza. Realizzato a partire dal 1820, anno in cui Lawrence venne nominato presidente della Royal Academy, il ritratto fu esposto nel 1822 suscitando immediatamente entusiasmo e ammirazione. Lo stesso Wellington lo considerava «uno dei migliori, se non il migliore» mai dipinti dall’artista. Fra gli otto ritratti che Lawrence dedicò al Duca nel corso di quindici anni, fu proprio questo a essere scelto per le celebri incisioni a mezzatinta di Samuel Cousins che Wellington inviava ad amici e ammiratori. In altre parole, questa immagine divenne il volto ufficiale dell’eroe britannico.
Sir Thomas Lawrence, «Portrait of Arthur Wellesley, 1st Duke of Wellington», 1820
A colpire oggi è soprattutto la sorprendente modernità dell’impostazione: nessuna posa enfatica, nessuna armatura scintillante o scena di battaglia. Wellington appare in abiti civili, avvolto in un mantello militare, con il solo dettaglio dell’Golden Fleece a ricordarne l’eccezionale statura politica e militare. Lawrence abbandona la retorica monumentale per costruire un ritratto di straordinaria intimità. Un aspetto che emerge anche dalle testimonianze contemporanee. Harriet Arbuthnot, grande amica e confidente del Duca, annotò nei suoi diari come il dipinto restituisse «la dolcezza e la morbidezza dell’espressione» che caratterizzavano Wellington nella vita privata, lontano dalla scena pubblica e dalla propaganda eroica. Il dipinto porta con sé anche una provenienza di assoluto prestigio. Commissionato nel 1820 da Charles e Harriet Arbuthnot, rimase nella loro famiglia fino al 1878, per poi transitare nelle collezioni del conte di Rosebery, futuro primo ministro britannico, e successivamente della famiglia Goodbody. Dal 2006 apparteneva a Sir Robert Ogden, imprenditore e filantropo inglese recentemente scomparso, figura molto amata nel Regno Unito tanto per il successo imprenditoriale quanto per l’impegno sociale. La vendita segna insomma il ritorno sulla scena di un’immagine iconica della cultura europea, capace di evocare la grande tradizione del ritratto di Stato, da Holbein a Van Dyck, ma anche di anticipare una sensibilità più moderna e introspettiva. Non sorprende che gli specialisti di Christie’s abbiano paragonato questo Wellington alle grandi immagini fondative della memoria occidentale, come i ritratti di Enrico VIII o quelli di George Washington.
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