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Anna Maria Farinato
Leggi i suoi articoliDopo trent’anni, quindici (ormai quasi sedici) città e regioni europee, una rete di 750 collaboratori, mille opere commissionate ex novo, la storica dell’arte olandese Hedwig Fijen il 5 ottobre lascerà la sua «creatura», Manifesta, affidandola alle solide mani di Emilia van Lynden e Catherine Nichols, entrambe collaboratrici da tempo della biennale nomade. La prossima edizione, Manifesta 16 Ruhr, si svolgerà in quattro città e dodici sedi in Germania, dal 21 giugno al 4 ottobre, dopo essere stata a Barcellona nel 2024 e prima ancora a Prishtina (2022). L’edizione del 2028, a Coimbra, in Portogallo, sarà dunque la prima condiretta in tandem da Van Lynden e Nichols. Olandese-britannica, Van Lynden, già vicedirettrice, assume ora il ruolo di direttrice generale, forte dell’esperienza maturata nella Fondazione Internazionale Manifesta dal 2019; australiana di base a Berlino, Nichols sarà la direttrice artistica, dopo aver contribuito come mediatrice creativa per Manifesta 14 a Pristina e come membro del Comitato artistico di Manifesta 16 Ruhr.
Fijen aveva ricevuto il mandato di sviluppare una «piattaforma paneuropea» per l’arte visiva contemporanea nel 1991, a poco più di un anno dalla caduta del Muro di Berlino, dall’Ufficio olandese per le Belle Arti dell’Aia. Era il 1996 quando, a Rotterdam, si annunciava «un nuovo evento europeo di arte contemporanea, che si svolge ogni due anni in una diversa località europea». La prima edizione, dal 9 giugno al 19 agosto, radunò una settantina di artisti da 25 Paesi, che presentarono le loro opere in una dozzina di musei e istituzioni culturali del centro della città olandese.
In questi trent’anni Manifesta è passata dall’essere una mostra incentrata principalmente sull’arte a una piattaforma ibrida e interdisciplinare che affronta il cambiamento sociale e urbano, operando come piattaforma di conoscenza, spostandosi in tutta Europa per confrontarsi con i contesti sociali, culturali e geopolitici di ogni città e regione ospitante. Attraverso una stretta collaborazione con le comunità locali, ha cercato, e cerca, di indagare e catalizzare un cambiamento positivo attraverso la cultura. «Ogni edizione si interroga non solo su cosa sia l’arte contemporanea, ma su cosa la cultura possa fare in un luogo specifico, in un momento specifico, come possa interagire con l’urbanistica, lo spazio pubblico e le realtà vissute della città. Questa enfasi sul contesto, sulla ricerca a lungo termine e sull’impegno civico ne sostiene l’influenza, in particolare nei dibattiti odierni sul ruolo sociale dell’arte, sulla trasformazione urbana e sulle connessioni che essa favorisce», sottolineano dall’organizzazione. La fase di ricerca pre-biennale, introdotta da Fijen, inoltre, riunisce architetti, urbanisti e operatori culturali chiamati a confrontarsi in modo approfondito con i contesti locali.
«Sono profondamente grata che Manifesta abbia contribuito a formare una generazione di curatori e operatori culturali, dando vita a un vasto corpus di opere commissionate ad hoc. È particolarmente gratificante che molti artisti abbiano realizzato le loro prime commissioni importanti
all’interno di Manifesta, anche in condizioni geopolitiche difficili, sottolinea Fijen. Lavorare con team in continua evoluzione in più di 15 città è stata un’esperienza straordinaria, in cui ognuno ha contribuito con la propria energia e prospettiva. Sono orgogliosa di aver trasformato Manifesta in una piattaforma ibrida e interdisciplinare incentrata sulla sperimentazione e sui processi di trasformazione, come incubatore di cambiamento».
L’Italia l’ha ospitata in due occasioni: nel 2008 in Trentino Alto-Adige, e nel 2018 a Palermo.
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