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Gli angeli non mentono. Prima e dopo il restauro (il ritratto) di San Lorenzo in Lucina

Giorgia Meloni è (ufficialmente) un nuovo angelo di Roma...

David Landau

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Il recente restauro dell’angelo affrescato nella chiesa di San Lorenzo in Lucina ha acceso un dibattito che va ben oltre la conservazione dei beni culturali. Il volto dell’angelo, così come appare oggi, presenta una somiglianza sorprendente e difficilmente ignorabile con Giorgia Meloni. Una somiglianza che non sembra frutto del caso, né di un semplice effetto percettivo.

Osservando il confronto tra il volto precedente dell’affresco e quello emerso dopo l’intervento, colpisce soprattutto la rottura di continuità stilistica: cambiano i volumi del viso, il taglio del naso, la linea della bocca, l’inclinazione dello sguardo. Non si tratta di un recupero filologico di tratti già presenti ma deteriorati, bensì di una ridefinizione fisionomica che introduce elementi nuovi, coerenti tra loro e fortemente caratterizzanti. In un restauro conservativo, l’obiettivo dovrebbe essere quello di ricondurre l’opera il più possibile alla sua forma originaria, basandosi su documentazione storica, tracce materiali e confronti stilistici. Qui, invece, il risultato finale suggerisce un’operazione diversa: non il ricalco dell’affresco precedente, ma una reinterpretazione consapevole del volto.

La coincidenza con i tratti somatici della Presidente del Consiglio appare troppo precisa per essere liquidata come suggestione. L’angolazione del profilo, la struttura ossea, l’espressione complessiva richiamano un’immagine contemporanea ben nota all’immaginario collettivo. In questo senso, il restauro sembra trasformarsi in un atto creativo autonomo, che sovrappone il presente al passato, introducendo una figura riconoscibile del nostro tempo in un contesto storico-religioso che dovrebbe esserne estraneo.

Se questa scelta sia stata dettata da motivazioni simboliche, ideologiche o semplicemente personali, non è dato saperlo. Tuttavia, il risultato pone una questione cruciale: fino a che punto un restauratore può spingersi nella “ricostruzione” senza tradire l’opera originale? Quando il restauro smette di essere tutela e diventa riscrittura?

David Landau, 02 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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