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L’Archivio di Stato di Roma

Foto tratta da Wikimedia Commons. Foto: Vlad Lesnov | Creative Commons 3.0

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L’Archivio di Stato di Roma

Foto tratta da Wikimedia Commons. Foto: Vlad Lesnov | Creative Commons 3.0

Gli Archivi di Stato per il Giorno della Memoria

Per riflettere sulle conseguenze delle leggi razziali, sulle vite spezzate e sul ruolo delle istituzioni nella costruzione o nella negazione dei diritti, è previsto un ampio programma di iniziative dedicate alla Shoah e alle persecuzioni naziste

Vittorio Bertello

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Domani 27 gennaio, Giorno della Memoria 2026, gli Archivi di Stato promuovono su tutto il territorio nazionale un ampio programma di iniziative dedicate alla Shoah e alle persecuzioni razziali, con lo scopo di trasformare le fonti documentarie in strumenti di conoscenza, consapevolezza e responsabilità civile. Mostre, incontri, percorsi didattici e attività di divulgazione coinvolgeranno cittadini, studenti e studiosi, offrendo l’occasione per riflettere sulle conseguenze delle leggi razziali, sulle vite spezzate dalla persecuzione e sul ruolo delle istituzioni nella costruzione o nella negazione dei diritti. A puro titolo di esempio, citiamo alcuni tra gli eventi previsti.

L’Archivio di Stato della città di Avellino presenta la mostra documentaria «Il controscritto ebreo… Storie di internati in Irpinia», che ricostruisce, attraverso fascicoli personali e carte amministrative, le vicende degli internati civili nei campi e nei luoghi di confino della provincia, restituendo voce a storie a lungo rimaste ai margini della memoria collettiva.

A Milano, l’Archivio di Stato ospita un’orazione civica di Alessandro Milan, accompagnata dalle musiche dal vivo di Raffaele Kohler. A partire dall’incontro casuale con una pietra d’inciampo e da documenti inediti dell’Archivio, prende forma un racconto corale di vite intrecciate nella Milano della Seconda guerra mondiale, tra Resistenza, memoria e lotta per la libertà.

A Napoli, un incontro che si terrà all’Archivio di Stato prende avvio dal ritrovamento di un frammento manoscritto del Talmud per riflettere sulla dispersione e distruzione dei testi sacri ebraici durante le persecuzioni storiche. Al centro anche il tema del riuso di frammenti pergamenacei nelle legature e nelle coperte dei documenti d’archivio, come tracce materiali di una memoria sopravvissuta.

A Bari, l’Archivio di Stato propone «La Memoria scritta della Shoah», un articolato percorso tra documenti, diari e testimonianze conservati negli archivi pugliesi, che mette al centro l’esperienza dei profughi ebrei giunti in città nel secondo dopoguerra e il valore delle fonti archivistiche come patrimonio condiviso, oggi oggetto di rinnovato interesse anche da parte del mondo della ricerca e della cultura.

A Torino, le iniziative si concentrano sul rapporto tra immagini, biografie e persecuzione: dall’incontro dedicato al fotografo Silvio Ottolenghi, colpito dalle leggi razziali, alla mostra fotografica «Seeing Auschwitz», che attraverso oltre cento scatti offre uno sguardo plurale (dei carnefici, delle vittime, degli Alleati) sul sistema nazista, con un forte impianto divulgativo pensato anche per le scuole.

A Roma, l’Archivio di Stato rende omaggio alla figura di Ermanno Loevinson, storico e archivista vittima della Shoah, con un’iniziativa rivolta in particolare agli studenti dell’ultimo anno dei licei che è stata preceduta nei giorni scorsi dalla posa di pietre d’inciampo davanti all’abitazione della famiglia, a testimonianza di come la memoria possa e debba abitare anche lo spazio urbano e la quotidianità.

«Gli Archivi, ha dichiarato il direttore generale Archivi Antonio Tarasconon sono soltanto luoghi di conservazione, ma presidi civili. Nelle loro carte si trovano le tracce concrete delle discriminazioni, delle responsabilità istituzionali e delle vite colpite dalla persecuzione. Rendere accessibili questi documenti significa rafforzare la coscienza democratica e ricordare che la memoria è un dovere che riguarda il presente e il futuro». Il programma 2026 conferma così il ruolo centrale degli Archivi nel custodire e trasmettere la memoria del Novecento, trasformando le fonti storiche in strumenti di educazione, dialogo e crescita civile.

Vittorio Bertello, 26 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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