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Courtesy of Christie's

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Christie’s chiude la miglior settimana di maggio della sua storia: 1,45 miliardi di dollari e tre record epocali

La Spring Marquee Week di Christie’s a New York ha totalizzato 1,45 miliardi di dollari, il risultato più alto mai raggiunto dalla maison nelle aste di maggio. Al centro della settimana, la vendita della collezione SI Newhouse, capace da sola di generare oltre 630 milioni di dollari e di riscrivere i record mondiali di Jackson Pollock e Constantin Brâncuși. A seguire, il nuovo record d’asta di Mark Rothko ha completato una sequenza che restituisce un dato: il mercato resta selettivo, ma davanti a opere museali, provenienze irrepetibili e qualità assoluta, la domanda globale continua a muoversi senza esitazioni.

Sophie Seydoux

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New York ha appena archiviato una delle settimane d’asta più importanti degli ultimi decenni. Christie’s ha chiuso la propria Spring Marquee Week 2026 con un totale di 1,45 miliardi di dollari, il miglior risultato mai registrato dalla maison nelle vendite di maggio in 260 anni di storia. Un dato che va oltre la semplice dimensione economica e che fotografa con precisione la fase attuale del mercato dell’arte: selettivo, prudente, meno speculativo rispetto al passato recente, ma ancora estremamente aggressivo quando si presentano sul mercato opere considerate definitive.

La settimana è stata dominata dalla dispersione della collezione SI Newhouse, una delle raccolte private più importanti mai apparse sul mercato americano. Le sedici opere vendute il 18 maggio hanno totalizzato oltre 630 milioni di dollari, portando il valore complessivo delle vendite legate alla collezione Newhouse oltre il miliardo di dollari. Un risultato che colloca definitivamente il nome del magnate di Condé Nast tra i grandi collezionisti-mito della storia americana, accanto a Rockefeller, Mellon o Broad.

La serata ha prodotto tre momenti destinati a rimanere negli archivi del mercato. Il primo è stato il record assoluto di Jackson Pollock con Number 7A del 1948, venduto per 181,185 milioni di dollari dopo sette minuti di battaglia tra telefoni internazionali. Non soltanto il nuovo record dell’artista, ma anche la quarta opera più costosa mai venduta all’asta. La monumentalità del dipinto e la sua provenienza impeccabile ne facevano un oggetto quasi impossibile da replicare sul mercato contemporaneo.

Realizzato nel momento più radicale della ricerca di Pollock, Number 7A appartiene alla fase in cui l’artista trasforma definitivamente il dripping in linguaggio assoluto della pittura americana del dopoguerra. Il dipinto elimina ogni residuo figurativo e costruisce un campo visivo totale, fatto di colature nere, frammenti rossi e vibrazioni materiche che sembrano registrare direttamente il movimento del corpo nello spazio. È il punto in cui l’action painting smette di essere tecnica e diventa sistema mentale, esperienza fisica, nuova idea di immagine.

Pochi minuti prima Christie’s aveva già infranto un altro confine storico con Danaïde di Constantin Brâncuși, aggiudicata per 107,6 milioni di dollari. Mai una scultura dell’artista rumeno aveva raggiunto simili cifre. Più in generale, il risultato ridefinisce completamente il posizionamento economico della scultura modernista nel mercato globale. Concepita attorno al 1913, Danaïde rappresenta uno dei momenti chiave della riduzione formale perseguita da Brâncuși. La testa ovoidale, i tratti semplificati, il contrasto tra foglia d’oro e patina scura riflettono la volontà dell’artista di superare definitivamente la rappresentazione naturalistica per arrivare all’essenza della forma. Tra le sei versioni conosciute dell’opera, questa era l’unica dorata ancora in mani private. Non sorprende quindi che il mercato l’abbia trattata come un oggetto irripetibile.

La serata si è poi chiusa con il nuovo record di Mark Rothko. No. 15 (Two Greens and Red Stripe) del 1964, proveniente dalla collezione di Agnes Gund, è stato venduto per 98,385 milioni di dollari, superando il precedente massimo raggiunto dall’artista. Un risultato che arriva a pochi giorni dall’85,8 milioni registrato da Sotheby’s per Brown and Blacks in Reds e che conferma come Rothko continui a occupare una posizione quasi sacrale nel collezionismo internazionale. Il dipinto appartiene alla stagione tarda dell’artista, quella delle tonalità più scure e introspettive, sviluppata negli anni delle commissioni per Harvard e della Rothko Chapel di Houston. Due grandi campi verdi separati da una sottile fascia rossa si stagliano su un fondo viola e blu profondo, costruendo quella tensione contemplativa che Rothko cercava come esperienza emotiva totale. Agnes Gund aveva acquistato l’opera direttamente dallo studio dell’artista nel 1967 e per decenni il dipinto è rimasto quasi invisibile al pubblico, alimentandone ulteriormente l’aura.

Ma la settimana di Christie’s non si è limitata ai tre record principali. Il totale di 1,45 miliardi di dollari è stato costruito attraverso nove vendite che hanno coinvolto Impressionismo, Moderno, Post-War e contemporaneo. La 20th Century Evening Sale ha raggiunto 490 milioni di dollari con risultati importanti per Roy Lichtenstein, Cy Twombly e Picasso. La 21st Century Evening Sale ha totalizzato oltre 136 milioni di dollari, trainata dagli otto Richter provenienti dalla collezione Marian Goodman. Anche le day sale hanno mostrato profondità di domanda in tutte le fasce di prezzo, superando le stime alte e confermando una partecipazione globale estremamente ampia, con collezionisti provenienti da oltre sessanta Paesi. Il dato più interessante, tuttavia, riguarda la natura stessa dei risultati. Record e aggiudicazioni di questo livello non possono essere letti come fotografia generale dello stato di salute del mercato dell’arte. Il mercato resta attraversato da rallentamenti, prudenza finanziaria e forte selettività. Quello che Christie’s dimostra è qualcosa di diverso: quando convergono qualità museale, provenienza storica e rarità assoluta, crisi, instabilità e incertezze economiche passano in secondo piano. Il vertice del mercato continua a funzionare come un sistema autonomo, alimentato dalla competizione globale per opere considerate insostituibili. E numeri di questa portata, inevitabilmente, finiscono per produrre effetti psicologici positivi sull’intero ecosistema dell’arte.

Sophie Seydoux, 24 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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