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Dettaglio di «Testa d’uomo barbuto, in profilo» di Ubaldo Gandolfi

Coourtesy od Pandolfini Casa d’Aste

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Dettaglio di «Testa d’uomo barbuto, in profilo» di Ubaldo Gandolfi

Coourtesy od Pandolfini Casa d’Aste

Arcade torna a Firenze: 500 anni di pittura in asta da Pandolfini

Dai capolavori di Andrea Commodi e Antonio Molinari alle innovazioni di Eugenio Scorzelli e la dinastia dei Bicchi: l’11 marzo la maison apre le porte di Palazzo Ramirez Montalvo a un viaggio tra storia, tecnica e narrazioni d’arte

Monica Trigona

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L’11 marzo torna a Firenze Arcade, il format d’asta firmato Pandolfini che propone un viaggio attraverso oltre cinque secoli di pittura europea. Nelle sale di Palazzo Ramirez Montalvo il catalogo si articola in due sessioni dedicate rispettivamente ai dipinti dal XV al XVIII secolo e dal XIX al XX – riunendo opere su tela, tavola, rame e pietra che attraversano epoche, scuole e sensibilità artistiche.
Tra i protagonisti della prima sessione spicca il dipinto «Giovane donna in cucina» di Andrea Commodi, raffinato esempio della pittura fiorentina tra tardo manierismo e naturalismo. Ampiamente pubblicata ed esposta agli Gallerie degli Uffizi nel 2014, l’opera restituisce con straordinaria intensità una scena domestica sospesa tra intimità quotidiana e attenzione luministica (stima: 8mila-12mila euro).

Tra le novità in catalogo compare anche un inedito di Antonio Molinari, «Angelica e Agricane», ispirato al poema cavalleresco Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo. La tela interpreta liberamente l’episodio letterario: il re dei Tartari trattiene Angelica con forza, mentre lo sguardo della giovane resta ambiguo, sospeso tra paura e fascinazione. La fortuna figurativa delle storie di Orlando – alimentata anche dal successo dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto – attraversò tutto il Seicento italiano, offrendo ai pittori un repertorio inesauribile di passioni e duelli (stima: 15mila-25mila euro).

Completa il nucleo dei top lot la «Testa d’uomo barbuto, in profilo», attribuita da Donatella Biagi Maino a Ubaldo Gandolfi: uno studio di forte carattere psicologico, nel quale la pennellata vibrante restituisce la tensione espressiva tipica della scuola bolognese settecentesca (stima: 15mila-25mila euro). Accanto a queste opere, il catalogo presenta anche una selezione di tavole che va da una «Madonna con Bambino» di area veneta tra XIV e XV secolo alle «Nozze di Cana» di un pittore fiorentino tardo-cinquecentesco.

 

Pittore attivo a Roma nel XIX secolo, «Piazza Navona allagata». Courtesy of Pandolfini Casa d’Aste

Matteo Rosselli, Orazione di Cristo nell’orto». Courtesy of Pandolfini Casa d’Aste

La seconda sessione riunisce circa duecento lotti, con una forte presenza di artisti italiani affiancati da autori francesi e inglesi. Tra le curiosità del primo Ottocento figurano due rare tempere di Ricciardo Meacci, tra cui l’«Allegoria delle sette opere di carità», esempio della sua pittura simbolica e raffinata. Uno spazio speciale è dedicato alla produzione di Eugenio Scorzelli, artista cosmopolita nato a Buenos Aires e formatosi a Napoli sotto la guida di maestri come Michele Cammarano, Domenico Morelli e Filippo Palizzi. Nei dipinti in asta, tra cui scene di vita familiare e vedute di Napoli, Parigi e Londra – emerge una sintesi personale tra il verismo della scuola napoletana e la sensibilità luministica maturata nei soggiorni europei, con una tavolozza giocata su raffinati grigi e bianchi. Tra i nomi della pittura italiana dell’epoca figurano anche Galileo Chini, Memo Vagaggini, Renato Natali e Ludovico Tommasi per la scuola toscana, insieme ai romani Pompeo Fabri e Onorato Carlandi. Non mancano presenze internazionali come «Hagar e Ismaele» del pittore francese Paul Emil Jacobs.

Curiosa e affascinante la sezione dedicata alla famiglia di pittori Bicchi, con una serie di autoritratti che raccontano tre generazioni di artisti: Silvio Bicchi, Ottorino Bicchi e Silvio Bicchi Jr. Formatisi nell’ambiente post-macchiaiolo e legati alla tradizione di Giovanni Fattori, i Bicchi intrecciarono le loro carriere tra Italia, Europa e Medio Oriente: Ottorino fondò nel 1929 un’Accademia artistica ad Alessandria d’Egitto, mentre Silvio jr proseguì l’attività espositiva internazionale fino ai primi anni Duemila. Con questo ricco catalogo, Arcade conferma la propria formula: un’asta che ttraversa secoli e geografie della pittura, mettendo in dialogo antichi maestri, riscoperte e protagonisti dell’arte tra Otto e Novecento.

Riccardo Meacci, «Allegoria delle sette opere di carità». Courtesy of Pandolfini Casa d’Aste

Ottorino Biecht, «Autoritratto con tavolozza». Courtesy of Pandolfini Casa d’Aste

Eugenio Scorzelli, «Lettiura del giornale». Courtesy of Pandolfini Casa d’Aste

Monica Trigona, 10 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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