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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliCondiviso dal Comune di Fano e dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio competente, è stato concepito un iter che, a partire dal prossimo mese, permetterà di liberare 300mila euro e garantire continuità e sicurezza alle attività archeologiche a Fano (Pu), sul sito in cui lo scorso gennaio sono stati rinvenute le vestigia della Basilica di Vitruvio. 150mila euro sono erogati dal Ministero della Cultura, 150mila dal Comune.
La somma dovrebbe consentire di portare alla luce i resti del Tempio di Giove (un ambiente semicircolare posto nella parte retrostante dell’edificio, dove veniva svolto il culto dell’imperatore e amministrata la giustizia) e il Macellum (un edificio utilizzato per la vendita della carne e del pesce), già individuati nel lato di piazza Costa che guarda verso via Montevecchio.
Nelle prossime settimane verranno istituiti una cabina di regia istituzionale e un tavolo tecnico che, oltre agli enti pubblici, coinvolga anche soggetti non istituzionali per questo importante ritrovamento archeologico, i resti di un edificio descritto nel trattato De Architectura (Libro V) e attribuito senza dubbi all’architetto romano Marco Vitruvio Pollione, che divenne il vero fulcro della colonia.
«Il nodo principale era la copertura economica necessaria per continuare gli scavi, ha dichiarato agli organi di stampa il sindaco di Fano, Luca Serfilippi. Ci sono rinvenimenti di grande rilievo anche nell’area retrostante la basilica e abbiamo deciso di proseguire per far emergere ulteriori elementi di straordinario valore».
Intanto, nei giorni scorsi, in un incontro con gli studenti dell’Istituto d’Istruzione Superiore Raffaello di Urbino, il professore associato di Archeologia classica all’Università di Urbino e coordinatore scientifico del Centro studi vitruviani Oscar Mei ha spiegato il motivo per cui una parte degli studiosi dubitava di trovare quei resti proprio lì. «Quando Vitruvio scrisse il trattato, ha detto Mei, non esistevano edifici con colonne alte così come quelle che dice di aver costruito a Fano, all’epoca insediamento provinciale. A molti sembrava impossibile che un simile edificio si trovasse a Fano e non a Roma». Le colonne della basilica, ha continuato Mei, erano infatti alte ben 15 metri (50 piedi romani, comprese basi e capitelli), più di quelle del Pantheon di Roma. Ed è bastato il ritrovamento di cinque colonne corrispondenti a quelle misure per confermare che lo scavo stava portando alla luce proprio l’opera di Vitruvio.
Ancora, secondo Mei, l’architetto romano potrebbe aver in qualche modo contribuito alla progettazione della città. «Vitruvio si conferma come il probabile progettista della città. Fano è stata fondata nel 27 a.C. come colonia augustea, sappiamo che Vitruvio era uno dei coloni e che, con la sua basilica, ha preso parte alla progettazione della città. Ritroviamo la stessa tecnica della basilica vitruviana anche nelle mura, nella porta di Augusto e nel tempio di Giove». A questo punto, è lecito supporre che Fano abbia dato addirittura i natali al celebre artefice. «Non è inverosimile pensare che Vitruvio sia nato nel territorio fanese; in questo momento la città è particolarmente indiziata per essere la patria dell’architetto. Vitruvio sarebbe così uno dei grandi figli della nostra terra».
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