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Gianfranco Ferroni
Leggi i suoi articoliUltimo saluto a Mimmo Frassineti a Roma, nel Tempietto Egizio al Verano. Fotografo d’arte, pittore e giornalista, fondò l’Agenzia Agf con Enrica Scalfari, figlia di Eugenio: la sua è stata una presenza immancabile, per decenni, nelle anteprime delle mostre, con discrezione e tatto. Era laureato in Storia dell’arte moderna all’Università La Sapienza, per poi diventare scenografo per il cinema e la televisione, e illustratore di riviste. Quindi la passione per la fotografia, su settimanali e quotidiani italiani e stranieri. C’era, negli anni d’oro de «L’Espresso», a documentare che cosa accadeva nel mondo. La predilezione per le visioni in totale solitudine ci portava ad ammirare capolavori d’arte a porte chiuse: lo studio di un’opera, prima di scattare un’immagine, era il suo compito principale, perché evitava di sprecare spazio nella memoria della macchina fotografica. E infatti riusciva sempre a trovare la perfezione.
Alcuni luoghi li amava più di altri, come la Galleria Corsini e Villa Farnesina: l’Accademia Nazionale dei Lincei lo attirava. E l’interesse per la contemporaneità lo aveva spinto a interessarsi di street art. Tanti i ricordi, anche nel momento dell’addio: presenti la figlia Enrica, Brunella Schisa, il decano dei fotografi romani Umberto Pizzi, Valeria Arnaldi che curò la mostra «C’era una volta» al Macro con i quadri di Frassineti, tra i ritratti di Miguel de Cervantes e Hans Christian Andersen.
A Roma, in via Veneto, nel Mimit-Ministero delle Imprese e del Made in Italy, è stato protagonista con la mostra «Sguardi d’impresa. Mimmo Frassineti fotografa la Ferrari», fino allo scorso 14 gennaio, con oltre sessanta scatti per il progetto di valorizzazione degli archivi del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti, con due serie di immagini realizzate nel 1980 e nel 2024. Volle essere presente al Mimit sabato 10 gennaio, per raccontare le sue fotografie: furono ore intense dove spiegò la filosofia di quel reportage, il significato del lavoro di qualità, l’orgoglio di chi partecipa alla realizzazione di un prodotto eccezionale come un’auto Ferrari. Alla fine, e lo ritengo un dono, lui che era lontano «mille miglia» dal desiderio di mettersi in evidenza, dopo tanti anni acconsentì a posare per una volta per me davanti alle sue immagini. Ed è stata l’ultima mostra vista con Mimmo: la sua.
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